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Premio Robert Wenner

Grazie a un legato del ginecologo basilese Robert Wenner, deceduto nel 1979, la Lega svizzera contro il cancro ha la possibilità di conferire, come riconoscimento per lavori di ricerca di elevato valore scientifico, il premio Robert Wenner a giovani ricercatori di età inferiore ai 45 anni. Il premio è dotato di 100'000 franchi. I premi assegnati in Svizzera riguardano tutti i settori della ricerca contro il cancro. Il premio è stato conferito per la prima volta nel 1983.

La valutazione delle candidature e la scelta del vincitore è di competenza della Commissione scientifica. Le persone premiate ricevono 80'000 franchi come contributo per un progetto di ricerca in corso e 20'000 franchi di cui possono disporre liberamente.

Assegnato ad Andrea Alimonti il premio Robert Wenner

Quest'anno la Lega svizzera contro il cancro ha assegnato ad Andrea Alimonti il premio Robert Wenner per giovani ricercatori nel settore oncologico. Andrea Alimonti, ricercatore di base e medico, ha scoperto come invecchiano le cellule tumorali e come questa cosiddetta senescenza può essere utilizzata terapeuticamente.

  • PD Dr med. Gilbert Zulian, Presidente della Lega svizzera contro il cancro - Prof. Dr phil. Nancy E. Hynes, Presidente della commissione scientifica - Prof. Dr med. Andrea Alimonti, Vincitore del Premio Robert Wenner 2019 - Prof. Dr med. Franco Cavalli, Presidente Istituto Oncologico di Ricerca - Daniela de la Cruz, Direttrice della Lega svizzera contro il cancro 
  • Prof. Dr phil. Nancy E. Hynes, Presidente della commissione scientifica - Prof. Dr med. Andrea Alimonti, Vincitore del Premio Robert Wenner 2019 - Prof. Dr med. Franco Cavalli, Presidente Istituto Oncologico di Ricerca 
  • PD Dr med. Gilbert Zulian, Presidente - Prof. Dr med. Andrea Alimonti, Vincitore del Premio Robert Wenner 2019 - Daniela de la Cruz, Direttrice 
  • Prof. Dr med. Andrea Alimonti, Vincitore del Premio Robert Wenner 2019 - Dr Rolf Marti, Responsabile ricerca, innovazione e sviluppo  

Andrea Alimonti è ciò che nell’area di lingua inglese viene detto «physician scientist»: un oncologo che svolge la maggior parte del suo lavoro non con i pazienti, bensì nel laboratorio di ricerca. In laboratorio Alimonti ha scoperto che anche le cellule tumorali (che per lungo tempo sono state considerate eternamente giovani e immortali) in determinate circostanze possono invecchiare e che questo invecchiamento (o senescenza) può anche essere indotto e intensificato per tenere sotto controllo un cancro. Per questi risultati innovativi la Lega svizzera contro il cancro ha assegnato al 44enne, capogruppo di ricerca dell'Institute of Oncology Research di Bellinzona, il premio Robert Wenner di 100 000 franchi. Il conferimento del premio ha luogo questa sera a Berna.

Terapia pro-senescenza

Concluso lo studio di medicina a Roma, Alimonti è entrato a far parte di un gruppo di ricerca al Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York e poi alla Harvard Medical School di Boston, dove ha studiato il gene PTEN. Il PTEN fa parte dei cosiddetti «geni soppressori tumorali» che impediscono la degenerazione e la moltiplicazione incontrollata delle cellule. Una diminuzione dell'attività del gene PTEN può essere sufficiente ad innescare lo sviluppo di un tumore. Ma se il gene si ferma completamente, le cellule tumorali paradossalmente diventano senescenti e smettono di moltiplicarsi, come Alimonti ha scoperto per primo (*). I ricercatori nutrono ottimismo, visto che le cellule tumorali possono essere portate allo stato di invecchiamento anche con sostanze farmacologiche. «Riteniamo che la terapia pro-senescenza per il cancro costituisca una nuova strategia promettente», ha affermato il team di Alimonti in un articolo specialistico.

Tuttavia, quando Alimonti è venuto in Svizzera e ha fondato il proprio gruppo di ricerca, il team ha fatto un'altra scoperta: i ricercatori del gruppo di Alimonti hanno notato che una certa classe di cellule immunitarie può invadere il tumore - e annullare l'invecchiamento delle cellule tumorali (**). Queste cellule immunitarie (dette MDSC o «myeloid-derived suppressor cells») secernono anche molecole di segnalazione che assicurano che le cellule tumorali della prostata proliferino anche senza gli ormoni maschili di cui hanno normalmente bisogno per la loro crescita.

Avviati test clinici

In esperimenti con i topi, il team di Alimonti è riuscito a neutralizzare l'influenza dannosa di queste cellule immunitarie e a ridurre la crescita del cancro con una terapia pro-senescenza. Ora Alimonti, in collaborazione con un gruppo del Royal Marsden Hospital di Londra ha avviato due studi clinici per verificare se la terapia immunoterapeutica potenziata pro-senescenza possa aiutare anche i pazienti. Poiché in Svizzera i tumori della prostata sono ancora la seconda causa principale di morte per cancro negli uomini, sono urgentemente necessarie nuove terapie che migliorino significativamente le prospettive dei pazienti affetti dal cancro della prostata.

(*) Alimonti A, Nardella C, Chen Z, Clohessy JG, Carracedo A, Trotman LC, Cheng K, Varmeh S, Kozma SC, Thomas G, Rosivatz E, Woscholski R, Cognetti F, Scher HI, Pandolfi PP. A novel type of cellular senescence that can be enhanced in mouse models and human tumor xenografts to suppress prostate tumorigenesis. J Clin Invest. 2010;120:681-93. doi: 10.1172/JCI40535

(**) Di Mitri D, Toso A, Chen JJ, Sarti M, Pinton S, Jost TR, D'Antuono R, Montani E, Garcia-Escudero R, Guccini I, Da Silva-Alvarez S, Collado M, Eisenberger M, Zhang Z, Catapano C, Grassi F, Alimonti A. Tumour-infiltrating Gr-1+ myeloid cells antagonize senescence in cancer. Nature. 2014;515:134-7. doi: 10.1038/nature13638