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Cancro della pelle e protezione solare

Gli esperti rispondono

Perché quando si trovano risposte è tutto più facile. Che cosa avreste sempre voluto sapere?  

Macchie pigmentate sospette, protezione solare, cancro della pelle...  tutte sfide alle quali potreste essere confrontati. Interrogate i nostri esperti.  

Ecco una selezione di domande alle quali i nostri esperti hanno risposto durante le passate edizioni. 

Domande e risposte degli esperti

Esposizione al sole e ai raggi UV

«Un mese fa mi è stato diagnosticato un precursore del tumore bianco della pelle. Ho letto che la protezione solare individuale massima non può essere superata in termini di tempo, dunque la protezione solare non è più efficace passato il tempo limite, nonostante la riapplicazione della crema (p. es. autoprotezione 10 min. più FPS 50+ = tempo di protezione massimo 500 min.). Questo vale anche se non sono stato continuamente fuori al sole, ma ho trascorso una buona parte del tempo in casa o all’ombra? La protezione dura solo questi 500 minuti al massimo? Grazie della risposta!»
— Domanda di N.G. (25.6.2025)

Prof. Dr phil. Nat. Surber, esperto di protezione solare e Senior Fellow Scientist degli ospedali universitari di Basilea e Zurigo, cliniche dermatologiche 

Il «tempo di autoprotezione» è il tempo che trascorre prima che compaiano i primi segni di arrossamento minimo sulla pelle quando viene esposta alla luce solare con un indice UV pari a 8.  Questo periodo di tempo dipende dal tipo di pelle. La classificazione del tipo di pelle secondo Fitzpatrick (tipi I-VI) descrive come la pelle reagisce alla luce solare (Nota dell'editore: vedere il PDF in tedesco linkato sotto). I tipi di pelle chiari (I e II) sono inclini alle scottature solari e hanno una bassa funzione protettiva naturale, mentre i tipi di pelle più scuri (V e VI) sono più protetti dai raggi UV. 

Purtroppo molta gente calcola il tempo in cui pensa di poter stare al sole senza preoccupazione con il proprio tempo di protezione e l’FPS (fattore di protezione solare). Ci sono vari motivi per non accettare questi calcoli banali. La maggior parte delle persone sopravvaluta il proprio tipo di pelle, il che porta inevitabilmente a tempi di protezione ingiustificatamente lunghi.  Le cifre calcolate sono solitamente non realistiche - nel Suo esempio più di 8 ore. Anche dopo poco tempo, la protezione si riduce a causa dell’abrasione meccanica.  

Il mio consiglio: 

lasci perdere tutti questi calcoli. Utilizzi prodotti di protezione solare con FPS 50 o superiore per periodi medi e lunghi all’aperto e si assicuri che il prodotto sia etichettato con il logo UVA (cerchio con UVA in lettere maiuscole). Poiché l’effetto dell’abrasione è relativamente elevato, riapplichi la crema ogni 2 ore così da avere una protezione ininterrotta. Se possibile, eviti di stare al sole nelle ore in cui è a picco (11-15).  Per un’esposizione meno intensa, si possono utilizzare anche prodotti con FPS 30 e logo UVA. 

Fonte tipo di pelle: https://www.leitlinienprogramm-onkologie.de/fileadmin/user_upload/Downloads/Leitlinien/Hautkrebspraeventationsleitlinie_1.1/Version_2/LL_Pr%C3%A4vention_von_Hautkrebs_Langversion_2.1.pdf

Avrei qualche domanda sulla protezione solare tessile, in particolare riguardo ai diversi tipi di tessuto. Ho ragione nel ritenere che una camicia di cotone di colore scuro offra generalmente una migliore protezione dai raggi UV rispetto a una camicia di lino, sempre di colore scuro? È vero che il lino, anche di colore scuro, offre una protezione relativamente scarsa? Si potrebbe persino presumere che in estate una camicia di lino non offra più protezione di una maglietta senza maniche, poiché il lino (p. es. sulle braccia) praticamente non filtra i raggi UV? Oppure ripara almeno un minimo rispetto a «nessuna protezione»? Consiglia di applicare una crema solare sotto una camicia di lino quando si trascorre lungo tempo all'aperto, o questo vale solo quando l’irradiazione solare è molto intensa? Questa protezione aggiuntiva è necessaria anche per una breve passeggiata in città, o la camicia di solito è sufficiente?  
Grazie della sua opinione!
— Domanda di Anonym (10.6.2025)

Monika Burkhalter, responsabile Prevenzione e diagnosi precoce della Lega zurighese contro il cancro :

Ha ragione: Una camicia scura di cotone a trama fitta di solito protegge meglio dai raggi UV rispetto a una camicia di lino, perché il lino in generale è un tessuto più sottile e a trama meno fitta. Più il tessuto è fitto e scuro, più è alta la protezione. Le fibre artificiali, come il poliestere, spesso proteggono meglio dai raggi UV rispetto alle fibre naturali. In ogni modo, una camicia di lino, a maniche corte o lunghe, offre una maggiore protezione rispetto a stare a torso nudo o indossare una canottiera senza maniche. Tuttavia, se un tessuto è molto sottile, molto traslucido, a trama larga o di colore chiaro, lascia passare parte dei raggi UV.  

Va comunque detto che gli abiti offrono generalmente un'ottima protezione contro i raggi UV, poiché coprono in permanenza la pelle sottostante e, a differenza per esempio delle creme solari, non perdono la loro efficacia in seguito a sudorazione, sfregamento o simili. Per una breve passeggiata in città, di solito una camicia è sufficiente. In caso di esposizione solare molto intensa, per esempio negli sport acquatici o in montagna, è opportuno indossare abbigliamento protettivo specifico contro i raggi UV. La sigla UPF (“Ultraviolet Protection Factor“) è la misura della protezione solare dei tessili. Indica il grado di raggi UV assorbiti e bloccati dal tessuto. Gli indumenti protettivi più sicuri sono quelli con un UPF verificato, per esempio in conformità con la norma europea “UV standard EN 13758-1“ o la norma australiana “UV standard 801“. Offrono protezione anche quando sono bagnati o allungati. 

Nota bene: nessuna protezione solare è perfetta, nemmeno quella fornita da indumenti o creme. La protezione migliore resta sempre evitare l’esposizione diretta al sole, soprattutto a mezzogiorno, e rimanere all'ombra il più possibile. 

Se desidera altri consigli o ha dubbi su come proteggersi al meglio, può rivolgersi alla Lega contro il cancro e/o consultare il nostro sito web: 

«Non sono sicura della dannosità dei raggi solari e volevo chiederle se potesse darmi un parere da esperto.
Negli ultimi giorni sono stata diverse volte, anche sul mezzogiorno, esposta brevemente al sole e ritengo di avere un tipo di pelle intermedio (non molto chiaro ma neanche di tipo mediterraneo). Non sono sicura se questo tipo di esposizione sia già da proteggere con una crema solare.
Come valuta il mio caso concreto?
Bisogna proteggersi sempre e in ogni caso dai raggi solari oppure, a seconda dei vari fattori (durata, intensità, tipo di pelle, altro?), in linea di principio è possibile esporsi al sole anche senza crema solare senza temere conseguenze?»
— Domanda di Sunshine (4 luglio 2023)

Prof. Christian Surber:

«Sole di mezzogiorno»
Se a mezzogiorno si espone brevemente al sole non ha nulla da temere. I raggi UV del sole sono vitali perché consentono la produzione di vitamina D nella nostra pelle. In considerazione di ciò, quindi, un’esposizione solare moderata è essenziale per la sopravvivenza. Il fattore decisivo è non subire una scottatura solare.

A questo proposito è importante ricordare che anche i prodotti solari con un fattore di protezione elevato non «schermano» completamente dai raggi UV e quindi non compromettono la produzione di vitamina D nella pelle.

«al sole anche senza crema solare»
Trova consigli pratici per la protezione solare all’indirizzo www.legacancro.ch/protezionesolare.

I tre pilastri della protezione solare sono i vestiti, l’ombra e le creme solari. Indossare vestiti e restare all’ombra sono misure significativamente più efficaci dei prodotti solari, in altre parole, spalmare una crema non può sostituire gli indumenti e l’ombra. Sta a Lei decidere come attuare queste misure.

Quando pratica qualsiasi attività all’aperto, oltre a vestirsi adeguatamente è indispensabile che applichi una crema solare con SPF 50+ e logo UVA.

Applicare la crema solare ogni giorno per tutto l’anno, come sostengono alcuni, a mio avviso non ha senso.

L’essenziale è non subire mai scottature.

«Il solarium fa davvero così male? Perché usare il solarium è più pericoloso che abbronzarsi al sole?»
— Domanda di Johnwei (20. Juni 2023)

Monika Burkhalter, responsabile Prevenzione e riconoscimento precoce della Lega zurighese contro il cancro:

Innanzitutto è doveroso precisare che sono dannosi entrambi. I raggi UVA e UVB sia del sole sia del solarium aumentano il rischio di cancro della pelle e accelerano l’invecchiamento della pelle.

La differenza sta nell’intensità dei raggi UV. La quantità di raggi UVB erogata in una seduta di solarium corrisponde all’irradiazione solare a mezzogiorno in estate in Svizzera. La quantità di UVA può essere 15 volte superiore.

La Lega contro il cancro raccomanda le seguenti misure di protezione solare in ordine di priorità:

  1. Stare all’ombra tra le ore 11 e le 15.
  2. Indossare un copricapo, occhiali da sole e indumenti adatti.
  3. Spalmare una crema solare.
  4. Evitare il solarium

«Ho molte «voglie», una pelle chiara e tre anni fa ho avuto un melanoma, che comunque è stato rimosso senza problemi né ulteriori complicazioni. Sono in buona salute e da allora faccio un controllo della pelle ogni tre mesi.
Tra gennaio e marzo ho intenzione di fare un viaggio di tre mesi in Nuova Zelanda. So che il sole in quel paese è molto forte e ciò mi causa qualche insicurezza.
La mia domanda: secondo Lei, nel mio caso c’è una differenza se mi reco, ad esempio, in Spagna o in Ticino oppure se vado in Nuova Zelanda? In Nuova Zelanda devo fare ancora più attenzione o è la stessa cosa se uso una protezione solare e un abbigliamento adeguati?»
— Domanda di Bauschele (8 maggio 2023)

Prof. Christian Surber:

Effettivamente, in Nuova Zelanda la radiazione UV può essere più intensa che in Ticino o in Spagna. Comunque, il fattore decisivo non è tanto il luogo quanto il Suo comportamento o l’adozione coerente di adeguate misure di protezione.

Sarà protetto se si veste in modo appropriato: cappello a tese larghe che protegge anche le orecchie, il collo e il naso, occhiali da sole e magliette a maniche lunghe, pantaloni, ecc. E sulla pelle che resta scoperta applichi una crema solare con fattore SPF 50+ (in Europa con il logo UVA, un cerchio con la scritta UVA, mentre in Nuova Zelanda con la dicitura «broad spectrum», cioè ad ampio spettro).

Intraprenda il viaggio senza timore e continui a fare controllare la pelle regolarmente da un dermatologo. Buon divertimento in Nuova Zelanda.

«Può dire qualcosa sulla vitamina D che il sole ci procura? Ha senso esporsi di tanto in tanto in pieno sole?»
— Domanda di Thomas (22 giugno 2022)

Prof. Christian Surber:

I raggi UV del sole consentono la sintesi della vitamina D nella nostra pelle. Con l'avanzare dell'età, la capacità della cute di sintetizzare questa vitamina diminuisce. Molte persone di oltre 50 anni hanno una carenza di vitamina D, cioè ne hanno troppo poca. Esistono vari modi per integrare la vitamina D mancante (p. es. con le gocce). Pertanto non c'è motivo di esporsi al sole solo per questo motivo.

Bisogna, inoltre, considerare che esistono poche prove scientifiche secondo cui l'integrazione di vitamina D prevenga malattie che potrebbero essere causate da una carenza di vitamina D.

«I danni alla pelle dovuti all'esposizione al sole possono comparire anche molti anni dopo?»
— Domanda di Catherine (22 giugno 2022)

Prof. Christian Surber:

Nelle persone sane, la «scottatura» è probabilmente il danno immediato più diretto e più evidente. Il cancro della pelle o i suoi precursori compaiono di solito solo dopo decenni. È importante, soprattutto per i bambini, evitare le scottature. Il numero di scottature solari aumenta il rischio di sviluppare in seguito il cancro della pelle.

«Se applico sul viso una crema da giorno con fattore di protezione solare (SPF) 30 e poche ore dopo una crema solare SPF 50, quale fattore agisce effettivamente, il 30 o il 50?»
— Domanda di Tanja (20 giugno 2022)

Prof. Christian Surber:

Il valore SPF indica principalmente la capacità protettiva dai raggi UVB. Quando si tratta di protezione solare, Lei dovrebbe assolutamente assicurarsi che il prodotto sia contrassegnato con il logo UVA (un cerchio con la scritta UVA). Per molte aziende produttrici di creme da giorno, puntare su un SPF è un requisito per promuovere le vendite. Prodotti del genere non riportano alcuna informazione riguardante la protezione anti UVA, che è importante anche per prevenire il cancro della pelle e l’invecchiamento cutaneo.

La protezione aumenta se Lei, applicando una crema solare poche ore dopo aver usato la crema da giorno, aggiunge sulla pelle ulteriori molecole di filtro solare. Ma si tratta di una situazione puramente teorica.

L’abrasione o la perdita di crema dal viso è incredibilmente alta, quindi l’applicazione del prodotto di protezione solare conferisce le migliori prestazioni di protezione.

Protezione della pelle dei bambini

«Buongiorno,
da quando ho figli sono diventata molto insicura riguardo al sole. Preferisco applicare la crema ai miei bambini (di 3 e 6 anni) una volta in più piuttosto che una volta in meno. Ora però girano voci secondo cui alcune sostanze presenti nelle creme solari (soprattutto quelle chimiche) sarebbero dannose per la pelle e troppa crema solare inibirebbe l’assorbimento di vitamina D.
Lei cosa consiglia? E a proposito della vitamina D?
Ad esempio, nei mesi invernali applico la crema quando splende il sole (in montagna comunque sempre), mentre a partire da aprile/maggio all’incirca dalle 10 quando il sole fa capolino tra le nuvole. Negli ultimi tempi, controllo spesso anche l’indice UV sull’app della meteo, ma non so quanto esso sia affidabile.»
— Domanda di MiLe (16.05.2024)

Risposta di Christian Surber, ricercatore scientifico responsabile presso gli ospedali universitari di Basilea e Zurigo
ai bambini piace muoversi e amano stare all’aperto. La cosa più importante è che non si espongano alla luce diretta del sole tra le 10 e le 15 se sono poco vestiti. Se proprio non lo si può evitare, si consigliano indumenti a trama fitta, cappellino e occhiali da sole. Sulle aree della pelle difficili o impossibili da coprire, come il viso e le orecchie, le mani e le braccia, così come il dorso dei piedi, va applicata la crema solare.
I filtri di protezione solare utilizzati nelle nostre creme solari sono approvati ufficialmente (allo stesso modo dei farmaci) e sono ritenuti sicuri. È comprensibile che Lei sia preoccupata per le notizie di stampa riguardanti le protezioni solari e i loro effetti collaterali. Purtroppo però la stampa si limita a dare la notizia («che mette paura») senza contestualizzarla. Ciò infonde preoccupazione. Considerato l’uso frequente di questi prodotti, il numero degli effetti indesiderati segnalati è molto basso. In linea di massima, qualsiasi prodotto che si applica sulla pelle può avere un effetto indesiderato. Ciò vale per i prodotti per la cura della pelle, così come per i cosmetici e i medicinali. Se si verifica un effetto indesiderato, bisogna consultare un medico.
L’indice UV è un buon mezzo per stimare l’esposizione alle radiazioni prevista. Tuttavia, la situazione può cambiare rapidamente a seconda del luogo e del tempo. La cosa più semplice è quindi di usare il buon senso: un cielo azzurro, il riflesso dell’acqua o della neve sono indicatori di un’elevata esposizione alle radiazioni solari.
Nei Suoi bambini, la produzione di vitamina D nella cute è sviluppata completamente. Per la produzione della vitamina D necessaria, è sufficiente l’esposizione non protetta del viso e delle mani per 20 o 30 minuti alcune volte la settimana.
La cosa più importante è assicurarsi che i Suoi figli non incorrano in scottature. Può evitarlo facilmente tramite un corretto abbigliamento comprensivo di cappellino (a trama fitta) e occhiali da sole e riducendo l’esposizione diretta al sole nelle ore tra le 10 e le 15. La crema solare è un buon mezzo per proteggersi dai raggi solari, ma i due metodi sopra citati (vestirsi ed evitare le radiazioni dirette) sono di gran lunga più efficaci.
Distinti saluti.

«Buongiorno,
qual è la migliore protezione solare da applicare al mio bambino di 10 mesi?
Alcuni mi hanno consigliato una crema solare minerale (Avene Baby), mentre altri me l'hanno sconsigliata a causa delle nanoparticelle e mi hanno consigliato una crema chimica (Mustela).
Lei che cosa mi può dire in merito?
Grazie mille e cordiali saluti»
— Domanda di Sun123 (31 maggio 2023)

Prof. Christian Surber:

Gentile signora,

nei primi 2-3 anni di vita i bambini non andrebbero esposti direttamente alla luce solare. Rimanere all'ombra e indossare indumenti protettivi (se ci si trova alla luce diretta del sole) sono di gran lunga le misure di protezione più efficaci. Naturalmente, anche la protezione solare è efficace, ma non può sostituire le altre misure.

Nella Sua domanda, Lei utilizza tre termini che necessitano di una spiegazione: «minerale», «nanoparticelle» e «crema chimica».

Tutti i filtri solari sono sostanze chimiche e il meccanismo d'azione dei filtri solari – assorbimento, riflessione e diffusione – è un fenomeno fisico.

Il termine filtri solari «chimici» fu utilizzato nel 1990 dagli esperti di marketing per promuovere gli allora nuovi filtri – ossido di zinco e biossido di titanio – e per distinguerli dagli altri. L'ossido di zinco e il biossido di titanio (chiamati anche filtri fisici o minerali) riflettono la luce e per questo motivo appaiono bianchi sulla pelle. Tutti gli altri filtri furono allora chiamati filtri «chimici», con una connotazione negativa che li svalutava. Tutto ciò ha portato a una grande confusione e incertezza.

Il criterio più sensato per distinguere i filtri solari è quello di «solubile» o «non solubile». In breve, o il filtro è disciolto nella crema o è finemente distribuito (disperso) nella crema sotto forma di piccole particelle. L'ossido di zinco e il biossido di titanio (chiamati anche filtri fisici o minerali) sono piccole particelle non solubili finemente disperse nella crema.

Passiamo ora al termine «nanoparticella». Il termine «nano» suggerisce che la particella è estremamente piccola. Ciò è vero, ma è altrettanto vero tutti i filtri solari «disciolti» nella crema sono molto, molto più piccoli. La probabilità che una nanoparticella passi attraverso la pelle è quindi minima rispetto ai filtri «disciolti». Una nanoparticella non può passare attraverso lo strato superiore dell’epidermide (strato corneo): è troppo grande per farlo. Al contrario, un filtro a dissoluzione molecolare può penetrare molto bene in questo strato cutaneo, a seconda delle sue proprietà chimico-fisiche.

La mia raccomandazione generale per i prodotti solari è quindi: utilizzare creme solari che contengano filtri «non disciolti» (per esempio ossido di zinco e biossido di titanio). Anche i filtri solari nanoparticolati (ne esistono altri, oltre all'ossido di zinco e al biossido di titanio) sono preferibili ai filtri disciolti, in termini di assorbimento cutaneo.

Infine resta da osservare che tutti i filtri solari utilizzati in Europa e in Svizzera sono equiparati ai medicinali. Infatti sono approvati dalle autorità, vengono costantemente monitorati e sono perciò da considerarsi sicuri.

Cordiali saluti


«Ho una domanda concernente gli opuscoli sulla protezione solare della Lega contro il cancro.
In precedenza per i lattanti si raccomandava distintamente di utilizzare prodotti solari contenenti solo filtri fisici. Nelle pubblicazioni della Lega contro il cancro questa restrizione non è menzionata, e dalle aziende interpellate ricevo risposte contrastanti.
Esistono ancora le creme solari con filtro esclusivamente fisico e sono adatte ai lattanti?»
— Domanda di una consulente per la prima infanzia SPD (6 luglio 2023)

Prof. Christian Surber:

Questa domanda esige una risposta in più parti.

  • I lattanti e bambini piccoli nel limite del possibile devono evitare l’esposizione diretta ai raggi solari. È molto semplice proteggere i bambini dal sole con vestiti adatti e leggeri.
  • All’ombra, ad esempio sotto l’ombrellone in spiaggia, la pelle scoperta può essere colpita dai raggi UV riflessi. Le parti scoperte possono essere protette ulteriormente con prodotti solari.
  • Filtro «fisico» («minerale») e «chimico» sono termini utilizzati spesso dalla stampa che hanno generato una grande incertezza.
    Tutti i filtri di protezione solare sono sostanze chimiche e tutti i filtri si basano su un meccanismo d'azione fisico: l’assorbimento, la dispersione e la riflessione.
    Pertanto, la distinzione tra filtri «fisici» e «chimici» è falsa. È stata inizialmente propagata negli anni 1990: gli specialisti di marketing hanno introdotto questi concetti per promuovere i nuovi filtri introdotti all’epoca – ossido di zinco e biossido di titanio – e distinguerli da tutti gli altri filtri. «Fisico» ha una connotazione positiva, e «chimico» negativa. L'ossido di zinco e il biossido di titanio sono definiti anche filtri «minerali» e negli ultimi anni spesso vantati anche come «naturali». L’aggettivo «minerale» (connotato positivamente) non è falso in sé ma sorvola sul fatto che l’ossido di zinco e il biossido di titanio impiegati nei prodotti solari vengono prodotti con un processo di fabbricazione fisico-chimico. Pertanto, la designazione «naturale» è inopportuna.
  • Quindi si pone la questione: come scegliere i prodotti solari adatti ai lattanti e ai bambini piccoli? I prodotti adeguati contengono esclusivamente ossido di zinco e biossido di titanio sotto forma di microparticelle, lasciano un colore bianco sulla pelle e sono quindi ben visibili. Sono poche le aziende che offrono prodotti contenenti solo questi due filtri. Nei prodotti solari, spesso all'ossido di zinco e al biossido di titanio sono aggiunti altri filtri per aumentare/estendere l’effetto del prodotto o migliorarne il gradimento estetico. I filtri utilizzati sono riportati nell’elenco degli ingredienti sul tubetto di tutti i prodotti solari.
  • Un’ultima cosa! Un tema ricorrente nella scelta del prodotto è la questione delle nanoparticelle. Il termine «nano» è generalmente associato a «estremamente piccolo» (che in sé non è sbagliato). Pertanto è doveroso aggiungere un’osservazione sulla classificazione dei filtri di protezione solare. Si è già detto che la suddivisione tra filtri «fisici» e «chimici» è fuorviante. Un’altra suddivisione in filtri «organici» e «inorganici» (questi ultimi sono solo l’ossido di zinco e il biossido di titanio) è corretta, ma non ha alcuna rilevanza in termini di sicurezza del prodotto. È invece utile la distinzione tra filtri solari «solubili» e «insolubili» (vale a dire, solubili o insolubili nel prodotto solare). I filtri «insolubili», tra cui l'ossido di zinco, il biossido di titanio e altri quattro filtri solari, sono incorporati/formano una sospensione sotto forma di nanoparticelle o microparticelle nel prodotto solare. I filtri «solubili» invece si disciolgono nel prodotto solare, ossia, hanno una dispersione molecolare. Le molecole sono molto più piccole delle nanoparticelle o microparticelle, si parla di vari ordini di grandezza inferiori. Le nanoparticelle o microparticelle in quanto tali NON penetrano attraverso la pelle. In considerazione di queste caratteristiche, consiglio di preferire prodotti contenenti filtri con nanoparticelle o microparticelle. Diversamente dai prodotti con filtri a nanoparticelle, quelli con microparticelle possono produrre un risultato estetico meno elegante.

«Buongiorno,
ieri sono andata in farmacia alla ricerca della miglior crema solare possibile per nostra figlia di 3 anni e mezzo. Finora usavamo creme solari per bambini senza filtri chimici, ma da qualche tempo la piccola reagisce sempre più spesso con del prurito. In farmacia mi è stata consigliata la crema solare SENSOLAR SPF 50 di LifeForce, che ho finito per comprare (siccome nostra figlia soffre di dermatite atopica, volevo una crema senza nanoparticelle). Ho però qualche dubbio sul fatto che questo prodotto sia davvero adatto ai bambini (componenti discutibili?) e soprattutto che la protezione fornita sia sufficiente. Può aiutarmi?»
— Domanda di Mme K. (27 giugno 2022)

Prof. Olivier Gaide:

Cara signora,

La protezione solare inizia con il non esporre i bambini al sole. A 3 anni e mezzo, Sua figlia semplicemente non dev’essere esposta durante le ore calde della giornata, ossia tra le 10 e le 16. Al di fuori di questi orari è necessario favorire la protezione tramite i vestiti, che restano la migliore delle protezioni solari. Quindi: magliette, cappellino e occhiali da sole. A quell’età, dunque, la crema solare non rappresenta una necessità.

Per quanto riguarda la migliore crema solare per i bambini, non indichiamo nomi di marche, ma richiamiamo la Sua attenzione sul fatto che Sensolar non realizza alcun prodotto specifico per bambini e non certifica la protezione UVA. Altre marche lo fanno, privilegiando anche prodotti senza profumo. La scelta di un filtro chimico o fisico è del tutto personale. Non vi è alcuna indicazione scientifica secondo cui uno è nettamente più tossico o nettamente più efficace dell’altro (tranne che alla luce blu). I filtri fisici non sono composti necessariamente da nanoparticelle. D’altronde, se lasciano una colorazione biancastra è perché sono nettamente più grandi delle nanoparticelle.

Infine, qualsiasi indice superiore a 25 offre una protezione solare di qualità, ma la protezione finale dipende ovviamente dalla quantità applicata. Si stima che la maggior parte degli utenti metta un terzo di quanto il produttore consiglia per determinare l’indice di protezione.

Con i miei migliori auguri

Protezione della pelle e crema solare

«Ho letto che la protezione UVA nelle creme solari (secondo le normative UE) dev’essere almeno un terzo del fattore di protezione solare (FPS) dichiarato. Questa indicazione è sufficiente a garantire un’efficace protezione dai raggi UVA? In altre parole: perché non vengono fornite informazioni più precise come per l’FPS?» 
— Domanda di E.S. (16 luglio 2025)

Surber Christian Surber, Prof. Dr. phil. nat. Senior Fellow Scientist degli ospedali universitari di Basilea e Zurigo, cliniche dermatologiche:

Oggi le creme solari contengono solitamente diversi filtri per ridurre le radiazioni nell’intera gamma dei raggi UV (UVA e UVB). Inizialmente l’attenzione era rivolta soprattutto alla protezione dalle scottature solari, causate principalmente (ma non solo) dai raggi UVB. È ormai chiaramente dimostrato che allo sviluppo del cancro della pelle contribuiscono sia i raggi UVB che quelli UVA. Pertanto dall’inizio del nuovo millennio sono stati integrati ulteriori filtri UVA nei prodotti di protezione solare. 

Dal 2006, la caratterizzazione della protezione UVA è stata definita in una corrispondente direttiva UE - almeno un terzo dell’FPS e deve essere indicata con il logo UVA sulla confezione. Purtroppo, questo logo è molto piccolo sulla maggior parte delle confezioni dei prodotti, soprattutto rispetto al valore FPS, ed è sconosciuto alla maggior parte dei consumatori.  Inoltre, molte confezioni di prodotti contengono ulteriori informazioni sull’effetto protettivo nella gamma UVA, come la «lunghezza d’onda critica» (USA) o «l’area sotto la curva di assorbimento» (Regno Unito). Tali informazioni si trovano principalmente sui prodotti venduti a livello internazionale, per esempio nei negozi duty-free degli aeroporti. 

Al momento dell’introduzione del regolamento, vi erano prove sufficienti a favore della regola dell’1/3. Tuttavia, non è stato studiato clinicamente se l’aumento della proporzione a 2/3, per esempio, apporti ulteriori benefici. In teoria, tuttavia, si può ipotizzare un ulteriore beneficio protettivo. Il principio di base di questa protezione aggiuntiva è quello di ridurre le radiazioni UV in modo uniforme su tutta la gamma UV, come se si indossasse un indumento che riduce in modo uniforme l’intero spettro UV (UVA e UVB). Con i filtri UV oggi disponibili, è possibile realizzare tali prodotti. 

«Si può fare affidamento su app come «Yuka»? Questa applicazione indica quali prodotti sono pericolosi o no …?»
— Domanda di Luca (30 giugno 2022)

Prof. Christian Surber:

Con la comparsa di app digitali di questo tipo, è evidente che una parte della popolazione ha poca fiducia nell'industria cosmetica. In Europa (e in Svizzera) i cosmetici sono regolamentati dalle autorità e ogni azienda che li vende deve tenere un dossier su ogni prodotto e sui suoi ingredienti. Questo dossier è di competenza del «responsabile» (termine tecnico nella legislazione) dell'azienda distributrice. Ogni modifica del prodotto deve essere annotata e valutata. In qualsiasi momento, dev'essere possibile presentare alle autorità un dossier del prodotto aggiornato. Inoltre, ogni azienda cosmetica deve gestire un sistema di vigilanza in cui vengono registrati e valutati tutti gli effetti indesiderati segnalati. Non so in che misura questo provvedimento venga applicato anche ai cosmetici non prodotti in Europa. Sconsiglio di acquistare cosmetici su internet se il produttore e il distributore non sono chiaramente identificabili, per esempio con l'indirizzo e i dati di contatto.

L'idea delle app non è male in sé, ma la loro qualità è scarsa. Spesso mancano le fonti delle informazioni e poi non è chiaro se sia garantito l'aggiornamento dei contenuti.

«Che dire del soffocamento/respirazione della pelle con la crema solare?»
— Domanda di Livia (30 giugno 2022)

Prof. Christian Surber:

Quando si utilizzano prodotti oleosi o molto oleosi (talvolta definiti «ricchi»), si usa spesso la metafora «intasare/soffocare la pelle». I prodotti grassi o molto grassi possono dare questa sensazione, ma essa non corrisponde alla realtà. I prodotti oleosi riducono la perdita transepidermica di acqua e provocano un rigonfiamento dello strato superiore della pelle (strato corneo) a causa dell'acqua trattenuta. Questo è anche il meccanismo principale dei prodotti per la cura della pelle secca. Si sente anche dire che le creme solari oleose causino l'acne di Maiorca. Questo effetto indesiderato non è necessariamente dovuto al fatto che le creme siano grasse, ma alle proprietà chimiche dei singoli componenti o a eventuali impurità. Poiché un chiarimento esatto delle cause implica molto tempo e denaro, di solito si consiglia di cambiare il prodotto.

«Salve,
Ho la pelle molto chiara e un'amica mi ha detto che per me l'autoabbronzante sarebbe più sano della crema solare. È vero?
Cosa devo considerare quando scelgo un autoabbronzante?»
— Domanda di Fuba (28 giugno 2022)

Monika Burkhalter, responsabile prevenzione & diagnosi precoce Lega contro il cancro di Zurigo:

Ciao Fuba,
tu vuoi saperne di più sull'autoabbronzante (tanning).

Gli autoabbronzanti sono prodotti cosmetici che si applicano sulla pelle per abbronzarsi senza esporsi al sole. Il principio attivo è solitamente il diidrossiacetone (DHA). Questa sostanza, insieme alle proteine della pelle, innesca una reazione chimica che fa assumere un colore brunastro allo strato più esterno della pelle (cornea). L'effetto dura solo pochi giorni perché la cornea si rinnova continuamente. Le sostanze che contiene sono generalmente innocue. Ma molti dimenticano che: la pelle, con o senza autoabbronzatura, non è protetta dai raggi UV.

Gli autoabbronzanti sono disponibili sotto forma di spray, creme e lozioni. Prima dell'applicazione devi tenere presente quanto segue: le persone allergiche dovrebbero testare la tolleranza degli ingredienti applicando il prodotto su una piccola area della pelle. Allo stesso modo, le persone affette da malattie della pelle come la psoriasi o la neurodermite. A queste persone è assolutamente sconsigliato l'uso dell'autoabbronzante, perché la pelle, già stressata, viene ulteriormente sollecitata. Evita il contatto con gli occhi o l'inalazione dello spray.

Avendo la pelle chiara, per te la protezione solare è particolarmente importante, perché la tua pelle ha un brevissimo tempo di protezione naturale dal sole (o non ne ha affatto). Probabilmente è per questo che la tua pelle si arrossa più velocemente di altre.

Come si fa ad avere una pelle bella? Il modo più sano per prevenire l'invecchiamento precoce della pelle e il cancro della pelle è una buona protezione solare. Infatti la pelle ha una memoria lunga: le scottature solari dell'infanzia o dell'adolescenza possono causare danni alla pelle anche dopo anni.

  • Se possibile, rimani all'ombra dalle 11 alle 15.
  • Proteggi la pelle con i vestiti, per esempio con un vestito estivo lungo e arioso con le maniche, occhiali da sole e un cappello con la tesa più larga possibile.
  • Utilizza una protezione solare ben applicabile e che trovi gradevole. Importante: fattore di protezione solare 30 o più (FPS), protezione UVA e UVB.
  • Riapplica una quantità sufficiente di protezione solare più volte al giorno e dopo il bagno, dopo aver sudato o in caso di abrasione. Se la pelle è secca, idratala con prodotti privi di ingredienti artificiali.

E se utilizzi prodotti abbronzanti:
i pigmenti marroni della pelle ottenuti con l'autoabbronzante (o con il sole) non proteggono dai raggi UV. Pertanto, utilizza in ogni caso anche una buona protezione solare.

«Può dare qualche consiglio/informazione su quali creme solari (marche, tipologia ecc.) sono «qualitativamente» migliori?»
— Domanda di George (27 giugno 2022)

Prof. Christian Surber:

La migliore protezione solare è quella che si usa con piacere, cioè il prodotto che al tatto e per consistenza invoglia ad essere applicato. Molte persone lamentano una sensazione sgradevole quando si spalmano le creme solari, o non ne gradiscono la consistenza. Cerchi di trovare il prodotto più gradevole per Lei, provandolo con dei campioni. Le caratteristiche in termini di efficacia sono importanti, ma è molto più importante che si usi abitualmente una protezione solare nella vita quotidiana. Per quanto riguarda le caratteristiche di efficacia, occorre fare attenzione oltre all'SPF (30 o superiore), anche alla presenza del logo UVA - un cerchio intorno alle lettere UVA.

«Le creme solari con nanoparticelle sono più dannose per l'ambiente rispetto alle altre?»
— Domanda di C. V. (27 giugno 2022)

Prof. Christian Surber:

Solo nel caso dei cosmetici - che comprendono anche prodotti per la protezione solare - le nanoparticelle sono definite con precisione. Si tratta di particelle dell'ordine di grandezza di 1-100 nm. Quando si parla di filtri solari particellari, la maggior parte delle persone pensa al biossido di titanio e all'ossido di zinco. Queste sostanze sono di natura inorganica e vengono spesso chiamate «filtri minerali». Esistono altri 4 filtri solari nanoparticolati approvati e presenti nelle creme solari. Sono di natura organica. Se le nanoparticelle si diffondono nelle acque/acque di scarico, si agglomerano per formare aggregati di maggiori dimensioni. Sebbene sia stato dimostrato in laboratorio che le nanoparticelle possono essere assorbite da organismi monocellulari o con poche cellule, ciò pare piuttosto improbabile, a causa della tendenza delle particelle ad agglomerarsi in natura. L'agglomerazione, o la non agglomerazione, delle particelle dipende dall'ambiente chimico-fisico circostante la particella. Il numero dei diversi ambienti in natura è infinito e dunque non è possibile trarre conclusioni generalizzate dai singoli esperimenti.

La degradabilità delle molecole del filtro è importante per valutare la compatibilità ambientale. È auspicabile che degradino rapidamente. Tuttavia, i filtri buoni sono molto stabili e assicurano l'effetto protettivo dall'irradiazione del sole. In questa situazione si vede molto bene la difficoltà di conciliare la qualità del prodotto e la compatibilità ambientale. Attualmente non esiste una soluzione a questo dilemma.

«Buongiorno
Ho letto che le sostanze contenute in molte creme solari sono cancerogene quanto il sole stesso, se non peggio. Ecco perché sono sempre in preda ai dubbi sul fatto di applicarmi o no la crema solare.
Preferirei avere una buona crema solare con pochissimi ingredienti cancerogeni. Ce ne sono così? Potrebbe consigliarmi qualche crema solare?»
— Domanda di Petra (20 giugno 2022)

Prof. Christian Surber:

Esistono all’incirca 30-35 filtri di protezione solare approvati dalle autorità di tutto il mondo. In Europa e in Svizzera le protezioni solari sono considerate prodotti cosmetici e soggette alle leggi corrispondenti.

La Svizzera adotta i filtri di protezione solare regolamentati e approvati in Europa. Prima di poter essere utilizzati, tutti questi prodotti sono sottoposti ad una valutazione scientifica molto rigorosa da parte di un organismo di esperti. Se la valutazione è positiva viene successivamente approvata dalla Commissione UE (nota bene: la valutazione dev’essere accettata da tutti i paesi europei!) e pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. Dopo la pubblicazione, le industrie possono utilizzare il filtro. Questo processo di autorizzazione è abbastanza simile a quello vigente per i medicinali.

Se emergono nuove informazioni riguardanti i singoli filtri, questi vengono sottoposti a una nuova valutazione.

Purtroppo, certi giornalisti tendono a isolare le singole pubblicazioni e a «montare» il caso senza tener conto del contesto. Spesso, poi, nei relativi articoli vengono intrecciati più temi, così che l’analisi e una presa di posizione occuperebbe più spazio del servizio contestato, come ad esempio sulla stampa domenicale del penultimo fine settimana.

Nessuno dei filtri approvati in Europa e in Svizzera ha un potenziale cancerogeno nella concentrazione di applicazione approvata.

Affinché un prodotto offra protezione per il più ampio spettro di raggi UV possibile, vengono combinati tra loro sempre più filtri. Il Suo desiderio di avere il minor numero di filtri possibile va solo a scapito dell’effetto protettivo. I filtri solari contenenti biossido di titanio e/o ossido di zinco (insieme o singolarmente) forniscono una buona protezione, ma sono meno invoglianti a livello cosmetico.

Tenga presente che un vestito e un cappello (e gli occhiali da sole) offrono una protezione molto migliore.

Nei momenti di lavoro o di svago all’aperto, oltre ai suddetti capi di vestiario, si dovrebbe sempre applicare una protezione solare.

«Buongiorno
Mi sa dire dove posso buttare le creme solari incominciate/scadute?
Molte grazie.»
— Domanda di Mülleimer (16 giugno 2022)

Prof. Christian Surber:

I prodotti per la protezione solare sono cosmetici e in quanto tali possono essere gettati nel sacco della spazzatura di casa insieme ai normali rifiuti domestici inceneribili.

«Buongiorno,
ricercatori francesi hanno pubblicato uno studio secondo cui le creme solari dell'anno precedente possono contenere sostanze cancerogene:

Che cosa ne pensa di questi studi? Le creme solari non devono essere utilizzate dopo la data di scadenza, indipendentemente da come sono state conservate?
Grazie mille della Sua risposta»
— Domanda di B.F. (14 giugno 2022)

Prof. Christian Surber:

Buongiorno

Secondo me lo studio di Down et al. è fuorviante e l'articolo della giornalista è superficiale e poco approfondito. Inoltre, il lavoro di Down ha portato questo tema alla ribalta, turbando i consumatori e non informandoli in alcun modo. Fenomeni come quelli innescati da questo lavoro sono purtroppo quasi all'ordine del giorno.

Alcune osservazioni sul lavoro:

  • Con un esperimento è stato dimostrato un elevato assorbimento percutaneo dei benzofenoni. Un tale assorbimento non si verifica affatto in seguito all'applicazione di una protezione solare.
  • L'autore valuta la tossicità dei benzofenoni in base alla legislazione della California. La legislazione europea valuta la tossicità in modo completamente diverso. L'autore ha completamente omesso di discutere questa discrepanza. Tale omissione è assolutamente scorretta dal punto di vista scientifico!
  • I prodotti di degradazione dei filtri solari (benzofenoni come prodotto di degradazione o impurità della produzione di octocrilene), ma anche delle sostanze medicinali, non sono un fenomeno sconosciuto. Questi fenomeni vengono sempre studiati attentamente e vengono stabilite le concentrazioni massime ammissibili di impurità. Né i medicinali né i prodotti per la protezione solare sono al 100% privi di prodotti di degradazione o di residui di produzione (impurità). Queste sostanze sono note, devono essere segnalate alle autorità competenti per i farmaci e sono controllate.

In linea di principio, dal punto di vista giuridico le creme solari sono prodotti cosmetici. Il legislatore non richiede un test di stabilità del prodotto paragonabile a quello dei medicinali. Tuttavia, i grandi produttori di creme solari eseguono tali test di stabilità dei filtri. L'uso della protezione solare dopo la data di scadenza indicata è generalmente sconsigliato. Soprattutto perché le creme solari sono spesso esposte a situazioni estreme nella vita quotidiana dei consumatori (crema solare in auto che è stata al sole tutto il giorno, crema solare esposta al sole cocente tutto il giorno nella borsa da spiaggia o crema solare che si è congelata nella giacca sportiva in inverno). Queste situazioni estreme devono essere prese in considerazione dal produttore nel fissare la durata di conservazione e non sono misure per promuovere le vendite.

Nota: il Prof. Surber ha pubblicato un articolo su questo argomento.

«Buongiorno,
Mi potrebbe dire come devo comportarmi con le reazioni cutanee allergiche alla crema solare? Non dovrei più acquistare creme solari che contengono sostanze che provocano allergia? Oppure la protezione è più importante dell'allergia? Si sa quali sono le sostanze allergiche nelle creme solari?
Cordiali saluti»
— Domanda di Sonnenanbetter (9 giugno 2022)

Prof. Christian Surber:

Che si tratti effettivamente di una reazione allergica in senso clinico nei confronti di un filtro solare o di un altro componente di un prodotto solare dev’essere sempre accertato clinicamente/sperimentalmente da uno specialista. La distinzione tra un'intolleranza o una reazione allergica non è del tutto semplice e può essere fatta solo esponendo nuovamente la persona interessata alle singole sostanze della crema solare. Le reazioni allergiche ai filtri solari sono rare, considerata l’alta diffusione di prodotti per la protezione solare. È più probabile che si tratti di reazioni di intolleranza ad altri singoli ingredienti della crema solare.

Poiché la ricerca delle sostanze che provocano reazioni (allergeniche, irritanti, tossiche) è sempre molto lunga e costosa, di solito si consiglia di provare altri prodotti. Se questa strategia non ha successo, può valere la pena sottoporsi a un'analisi clinica dettagliata. Se non si trovano prodotti alternativi neppure dopo l'analisi, l'unica opzione è ridurre o evitare del tutto l'esposizione diretta al sole.

Per quasi tutti gli ingredienti delle creme solari, compresi i filtri solari, sono stati pubblicati rapporti scientifici su casi di intolleranza e reazione allergica. Rispetto all'uso frequente delle creme solari, tali segnalazioni sono rare e il numero di persone colpite è basso.

Quanto detto vale anche per altri gruppi di prodotti, come per esempio i prodotti per la cura della pelle.

Diagnosi precoce e terapia

«Ho una macchia marrone sulla schiena con un leggero rilievo che non avevo mai notato prima.»
— Domanda di Favre (10 giugno 2025)

Prof. Dr med. Olivier Gaide, servizio di dermatologia e venereologia dell’Ospedale universitario di Losanna, CHUV.  

Ci scrive per dirci che ha notato una macchia marrone sulla schiena che prima non c'era. Ne deduco si aspetta una risposta sulla natura di questa macchia e se può essere pericolosa. 

Purtroppo non è possibile dare una risposta precisa.  

La grande maggioranza delle lesioni che si riscontrano è di natura benigna, come un neo o una forma di verruca nota come cheratosi seborroica. Anche alcune infezioni o infiammazioni cutanee possono dare origine a macchie marroni, come la tinea versicolor e la notalgia parestetica. Ma anche alcuni tumori della pelle possono causare macchie marroni.  

Per ottenere una risposta affidabile, è necessario mostrare questa macchia al proprio medico di famiglia o direttamente a un dermatologo. Un'alternativa è l'utilizzo di applicazioni internet o per smartphone, ma spesso sono a pagamento e la loro qualità non è attualmente ottimale. Preferiamo consigliare di rivolgersi a un medico. Durante l'ispezione visiva, il medico esamina la pelle per individuare eventuali lesioni che presentano caratteristiche preoccupanti. Il dermatoscopio è una specie di lente d'ingrandimento che permette al dermatologo di osservare i dettagli delle lesioni e di valutarne meglio le caratteristiche. 

Da quanto appena detto, capisce che la consultazione online della Lega contro il cancro non è in grado di dare una risposta sulla diagnosi della macchia marrone che ha sulla schiena. 

«Quali sono i rischi a 65 anni? Se viene diagnosticato un cancro della pelle, qual è il trattamento?  
Chi può valutare lo stato della nostra pelle? Solo un dermatologo? Grazie»
— Domanda di Alain (10 giugno 2025)

Prof. Dr med. Olivier Gaide, servizio di dermatologia e venereologia dell’Ospedale universitario di Losanna, CHUV.  

La maggior parte dei tumori della pelle è influenzata dall'esposizione complessiva della pelle e dall'invecchiamento cutaneo. Il rischio di cancro della pelle aumenta con l'età. Circa la metà dei melanomi, la forma più grave, si verifica nelle persone di età superiore ai 50 anni. L'età media della diagnosi per gli uomini è di 66 anni, ma può manifestarsi a qualsiasi età. Gli uomini di 65 anni hanno circa il doppio delle probabilità di sviluppare un melanoma rispetto alle donne della stessa età.  

La metà delle persone di età superiore ai 65 anni svilupperà almeno un tipo di cancro della pelle nel corso della vita. 

La diagnosi precoce del cancro della pelle consente un trattamento efficace e aumenta le possibilità di guarigione. Se nota cambiamenti nella Sua pelle (per esempio una nuova macchia, un neo che si ingrandisce), consulti il Suo medico di famiglia o un dermatologo.

Il trattamento del cancro della pelle dipende dal tipo di tumore, dal suo stadio, dalla sua localizzazione e dalle condizioni generali del paziente. In generale, l'intervento chirurgico è un trattamento semplice e molto efficace e i dermatologi sanno come garantire cicatrici discrete. Questo vale soprattutto se il tumore viene diagnosticato precocemente. Oltre alla chirurgia, esistono anche creme, radioterapia e trattamenti molto più complessi riservati alle forme avanzate di cancro.  

I dermatologi hanno una formazione specifica per valutare la pelle, fare una diagnosi precisa e suggerire un trattamento appropriato. Altri professionisti della salute non sostituiscono il parere medico del dermatologo in caso di dubbi o problemi cutanei persistenti.

«Buongiorno, Cosa ne pensate del «body mapping»? Ho molte macchie pigmentarie e temo che il dermatologo sbagli qualcosa. Il body mapping mi sembra più sicuro. Dove viene già offerto questo esame in Svizzera? È coperto dalla cassa malattia? Cordiali saluti»
— Domanda di Désirée (4 giugno 2025)

Prof. Dr med. Olivier Gaide, servizio di dermatologia e venereologia dell’Ospedale universitario di Losanna, CHUV.  

Buongiorno,  Il body mapping è una tecnica di mappatura fotografica della pelle, spesso abbinata alla dermoscopia digitale. Consiste nella realizzazione di una serie di fotografie standardizzate dell’intero corpo ad alta o altissima risoluzione. Le immagini vengono poi archiviate e confrontate nel corso del tempo, allo scopo di rilevare ogni cambiamento sospetto, anche minimo, che potrebbe indicare l’insorgenza di un tumore della pelle, in particolare un melanoma. 

Quando il body mapping è particolarmente utile? Se rispondete a diversi dei seguenti criteri, il body mapping può essere utile: 

  • Più di 150 nei o nei atipici. 
  • Precedenti personali o in famiglia di cancro della pelle. 

L’assicurazione malattia di base (LAMal) copre le prestazioni mediche ritenute efficaci, appropriate ed economicamente convenienti. Il body mapping può essere coperto se prescritto da un medico per motivi di salute, in particolare per i pazienti ad alto rischio di tumore cutaneo. Alcune assicurazioni complementari possono assumersi i costi di prestazioni complementari come il body mapping anche senza prescrizione medica. Le consigliamo di consultare il Suo contratto o di contattare il Suo assicuratore per verificare le modalità esatte. 

In Svizzera, il body mapping è proposto da numerosi studi specializzati in dermatologia, così come in tutti gli ospedali universitari e in alcune cliniche private. Le consigliamo di chiedere al Suo dermatologo curante se propone questa prestazione o se può indirizzarla verso un centro competente. 

«Prima viene diagnosticato il melanoma, maggiori sono le probabilità di guarigione. Siccome la diagnosi avviene principalmente attraverso l’esame della pelle da parte di uno specialista, per far risparmiare tempo ai dermatologici e di conseguenza anche agli assicurati, ma anche per questioni di costi della salute, mi chiedevo se esistesse già o fosse ipotizzabile creare una fotocamera capace di identificare le anomalie della pelle con l’aiuto di un’intelligenza artificiale.»
— Domanda di tuhtut (4 luglio 2023)

Prof. Olivier Gaide:

Il numero di applicazioni sanitarie che sfruttano l’IA sta esplodendo, anche nel campo della diagnosi del melanoma. Tuttavia, solo una minoranza di queste applicazioni è stata convalidata da dati scientifici. Nell’insieme, le loro prestazioni, i loro benefici ma anche i loro pericoli non sono ancora stati studiati adeguatamente. Rimangono preoccupanti gli errori diagnostici (soprattutto la sovradiagnosi), ma anche gli errori nella selezione delle lesioni presentate all’intelligenza artificiale e, infine, l’ansia generata da questi sistemi che non offrono alcuna assistenza né empatia.

In generale, è dal 2017 che stiamo aspettando un aiuto alla diagnosi che non arriva. È un peccato, perché è vero che il numero di esperti è insufficiente e l’IA potrebbe contribuire a risolvere questo problema.

Dal punto di vista medico-tecnico, diversi sistemi promettenti basati sull’IA sono in corso di valutazione o validazione, come i sistemi di fotografia 3D del corpo intero. In Svizzera si sta esaminando un apparecchio di questo tipo all’Ospedale universitario di Basilea. Lo studio naturalmente verte sulla valutazione tecnologica della precisione della combinazione di intelligenza umana e artificiale, ma tiene conto anche dell’esperienza soggettiva dei pazienti. Anche se lo studio dovesse dare risultati positivi, per i pazienti rimarrà essenziale essere seguiti da professionisti qualificati per il resto della loro assistenza.

«Mi è stata diagnosticata una porocheratosi attinica superficiale disseminata (DSAP) su mani e avambracci.
Il dermatologo mi raccomanda una terapia fotodinamica a luce diurna (daylight PDT) ma mi ha comunicato che questo trattamento non è coperto dalle casse malati.
La cosa mi sorprende un po', perché ovunque abbia letto della malattia, compreso il vostro opuscolo «Tumori della pelle», essa è descritta come un (possibile) precursore del cancro della pelle bianco.
Ora mi domando: per quali motivi questo trattamento non è coperto dalle casse malati?»
— Domanda di Sabrina (21 giugno 2022)

Prof. Olivier Gaide:

La porocheratosi attinica superficiale disseminata (DSAP) è una malattia rara dell'epidermide.

Finora la terapia standard per la DSAP era la fototerapia con luce LED rossa (terapia fotodinamica PDT con luce rossa). La nuova variante della terapia fotodinamica utilizza la luce solare naturale (luce diurna) invece della luce rossa.

Come si svolge la terapia: in entrambe le procedure, sulle aree cutanee da trattare viene applicato dell'acido aminolevulinico, il quale agisce come fotosensibilizzatore. L'acido aminolevulinico viene assorbito dalle cellule tumorali. Di conseguenza, nelle cellule tumorali si forma una sostanza sensibile alla luce (protoporfirina). Questa sostanza viene attivata dalla luce e distrugge le cellule tumorali.

Il vantaggio del trattamento con la luce diurna anziché con la luce rossa è che i pazienti considerano la terapia meno dolorosa.
Il Suo dermatologo afferma che l'assicurazione di base non copre i costi di questo trattamento, e ciò può essere dovuto al basso costo del trattamento stesso.

La porocheratosi attinica disseminata è una malattia rara. Il trattamento è difficile e a tale proposito non vi è un consenso chiaro. I trattamenti raccomandati, includono spesso la terapia fotodinamica, che sembra essere uno dei metodi migliori.

L'efficacia di Metvix e Ameluz, i due farmaci utilizzati per questo tipo di trattamento, non è stata riconosciuta ufficialmente per il trattamento di questa malattia. Sono indicati per il trattamento delle cheratosi attiniche, malattie simili ma diverse, e in questo caso sono rimborsati.

La spiegazione di questo fatto risiede nel meccanismo per l'immissione sul mercato dei prodotti medici. Il produttore dimostra la sicurezza e l'efficacia del proprio trattamento con l'aiuto di studi clinici presentati alle autorità del rispettivo paese. Nel caso specifico, questi studi si sono concentrati sulle cheratosi attiniche, sul morbo di Bowen e sul carcinoma basocellulare. Poi le autorità svizzere concedono l'omologazione per le indicazioni richieste. Inoltre vengono svolte trattative sul prezzo. Una volta ottenuto il via libera, gli assicuratori sono tenuti a pagare il trattamento per l'indicazione riconosciuta. L'elenco delle indicazioni è esaustivo: vale a dire che i costi sono coperti solo se la malattia è presente nell'elenco.

Il processo descritto sopra è molto costoso (il costo degli studi, il costo della preparazione della domanda, ecc.), quindi i produttori tendono a condurre studi per malattie comuni piuttosto che per malattie rare.

In questa situazione, il Suo medico ha agito correttamente. Ha dovuto richiamare la Sua attenzione sulla possibilità che la cassa malari si rifiuti di coprire i costi. Comunque, tenga presente che è possibile presentare una richiesta scritta alla cassa malati, la quale potrebbe decidere di coprire il costo del trattamento.

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