Dalla sua prima diagnosi, Dolma vede più chiaramente ciò che è importante per lei. Nonostante le metastasi, la 48enne continua il suo percorso con umorismo, curiosità e gioia di vivere.
Dalla sua prima diagnosi, Dolma vede più chiaramente ciò che è importante per lei. Nonostante le metastasi, la 48enne continua il suo percorso con umorismo, curiosità e gioia di vivere.
Nome: Dolma
Età: 48 anni
Diagnosi: Cancro al seno e cinque linfonodi colpiti (2011), metastasi alle vertebre toraciche (2020). Situazione a dicembre 2025: metastasi stabili/inattive. In remissione.
Hobby: Sci, fotografia, viaggi, arte, vivere la creatività, scrittura, godersi i momenti con gli amici e la famiglia
Non lotto, vivo. A volte commetto errori, spesso dimentico le cose e rimango sempre me stessa. Dico apertamente alle persone quanto sia grave questa malattia. A volte penso: «Ok, Dolma, questo è troppo anche per te». Essere malati sembra essere un tabù. Vivere comunque con curiosità e apertura mentale è ancora più difficile. Io lo faccio comunque: rido di me stessa, mi sorprendo.
Sono nata molto presto, al settimo mese di gravidanza. Fin dal primo giorno ho speranza, è una parte importante di me. Senza di essa oggi non sarei la Dolma che sono.
Cosa è cambiato di più nella tua vita a causa del cancro?
14 anni fa il cancro mi ha trasformata in una nuova arrivata nel settore sanitario: una scelta non richiesta, impegnativa ed estenuante. Ha sicuramente affinato il mio sguardo: per ciò che conta davvero. Ora, qui, oggi. Presto avrò il titolo di professoressa.
Quale forza hai scoperto in te che prima non conoscevi?
Il senso dell’umorismo e l’autodeterminazione.
Qual è stato il momento più difficile e come ne sei uscita?
Il momento più difficile è stato nel 2020, quando, nove anni dopo la prima diagnosi, ho avuto una ricaduta con metastasi e improvvisamente mi è stato apposto questo marchio invisibile di «incurabile». Questo mi ha momentaneamente fatto perdere terreno. Lo definisco un intermezzo... per così dire. Ne sono uscita andando avanti. Passo dopo passo.
Da allora cammino con umorismo su e giù per le valli e le montagne: a volte sotto un sole splendente, a volte con nuvole drammatiche sopra di me, spesso sotto la meravigliosa pioggia che amo. E soprattutto in inverno, quando lo scricchiolio sotto i miei scarponi invernali mi fa sentire con i piedi per terra – o quando la mattina presto posso tracciare la prima linea sulla neve fresca con gli sci.
Così ho ritrovato la mia strada per tornare alla vita: non diritta, non facile, ma con cuore, umorismo e un pizzico di autoironia.
Cosa ti ha dato forza?
Mi ha dato forza soprattutto l’autoriflessione e la fiducia nel fatto che dal novembre 1977 io e il mio corpo siamo una squadra piuttosto forte. A questo si aggiungono la natura selvaggia, il tempo, il ballo e la cucina, che mi permettono di ricaricarmi ogni giorno. E la mia inesauribile curiosità per ancora più VITA! E poi festeggio il mio compleanno ogni giorno, dopotutto ogni giorno divento un giorno più vecchia. Perché quindi non considerare ogni giorno come un regalo?
Come ti ha aiutato la Lega contro il cancro?
Sono grata di aver potuto usufruire del servizio di trasporto della Lega contro il cancro di Turgovia. In questo modo sono sempre arrivata in sicurezza alle terapie e alle visite mensili e sono tornata a casa.
Qual è il tuo desiderio più grande per il futuro?
Continuare a rimanere in armonia con me stessa, celebrare la vita in tutte le sue sfaccettature, godermela, apprezzarla e vivere il momento. In breve: desidero che la mia bussola interiore continui a indicare la gioia di vivere e che io possa continuare a nuotare controcorrente.
