«Non mi sarei mai aspettata che il cancro colpisse proprio me. E tanto meno mi sarei mai aspettata tutto quello che mi sarebbe successo dopo: l’asportazione di una parte del polmone sinistro a seguito della radioterapia, due costole rotte dopo una polmonite e un fegato che ha sofferto a causa delle cure e dei farmaci. Ma sono ancora qui e sto crescendo i miei figli. Questa è la cosa più importante.
La mia prima reazione dopo la diagnosi è stata: ora devi lottare. Il crollo psicologico è arrivato dopo. Credo che si debba lasciare spazio al dolore e non reprimerlo, affinché le cose possano migliorare di nuovo. Mia figlia Layra mi ripeteva sempre: «La mamma è forte». Il libro «L’anno del girasole pallido» ha aiutato la nostra famiglia a parlare del cancro. E ha un po’ alleviato la paura dei bambini, anche se erano ancora troppo piccoli per capire davvero tutto.
Da quando è arrivata la diagnosi, la sicurezza è svanita. Ho imparato che in un secondo tutto può cambiare. Grazie a Layra ed Elia ho sviluppato molta forza, i bambini sono la mia più grande fonte di motivazione. Un’altra cosa che mi aiuta: nonostante i miei problemi di salute, sono una persona allegra.
La malattia, però, ha lasciato il segno anche nella mia famiglia. Il papà dei miei figli non si sentiva più in grado di accompagnarmi in tutti i miei alti e bassi. Il sostegno delle persone che mi circondavano è stato quindi ancora più importante. Gli abbracci e le tante telefonate mi hanno dimostrato che non sono sola. Un grande aiuto è stato anche l’assistente sociale della Lega contro il cancro: Micaela è il mio angelo. Mi è stata e mi è tuttora al mio fianco, sia dal punto di vista emotivo che per le questioni amministrative.
Penso spesso alle altre due mamme affette da cancro che partecipano al cortometraggio della Lega contro il cancro. Anche se le nostre storie con il cancro al seno sono diverse, siamo comunque in qualche modo legate. Auguro il meglio a Nadja e Céline e alle loro famiglie!»
A cura di Pia Schüpbach



