krebsliga_aargaukrebsliga_baselkrebsliga_bernkrebsliga_bern_dekrebsliga_bern_frkrebsliga_freiburgkrebsliga_freiburg_dekrebsliga_freiburg_frkrebsliga_genfkrebsliga_glaruskrebsliga_graubuendenkrebsliga_jurakrebsliga_liechtensteinkrebsliga_neuenburgkrebsliga_ostschweizkrebsliga_schaffhausenkrebsliga_schweiz_dekrebsliga_schweiz_fr_einzeiligkrebsliga_schweiz_frkrebsliga_schweiz_itkrebsliga_solothurnkrebsliga_stgallen_appenzellkrebsliga_tessinkrebsliga_thurgaukrebsliga_waadtkrebsliga_walliskrebsliga_wallis_dekrebsliga_wallis_frkrebsliga_zentralschweizkrebsliga_zuerichkrebsliga_zug
Lega contro il cancroRicercaProgetti di ricerca sostenutiAttualitàQuando meno è meglio

Quando meno è meglio

I pazienti giunti al termine della loro vita chiedono un altro genere di medicina? Una medicina che, oltre a combattere il cancro, si occupi anche della soluzione di problemi della quotidianità? Un’indagine nazionale svizzera si propone di verificare se in questo modo la qualità della vita migliora e se i costi da sostenere si riducono.

Quanto più si intensificano le cure nelle ultime settimane di vita dei pazienti oncologici, tanto più i pazienti stessi e i loro familiari soffrono, come indica uno studio realizzato negli USA. Quando si arriva all’ultimo atto, la visione a tunnel della medicina moderna a quanto pare non raggiunge il suo scopo. I medici devono forse rivolgere la loro attenzione anche ai problemi della quotidianità?

“Le procedure che si basano esclusivamente sulla diagnosi, al termine della vita non sono più tutto. I livelli di potassio nel sangue diventano meno importanti del capire cosa fare perché il paziente riesca di nuovo a salire le scale di casa sua”, spiega Steffen Eychmüller, dirigente medico del Centro di cure palliative dell’Inselspital di Berna. Con il suo team ha predisposto una lista di quesiti orientati ai problemi: ad esempio relativi alla rete di supporto che circonda il paziente, o alle priorità individuali nel tempo che rimane da vivere.

Con uno studio su 150 pazienti, i ricercatori intendono stabilire se una discussione a livello generale di tali questioni contribuisca a evitare la somministrazione di cure mediche inutili, e se sia possibile in questo modo migliorare la qualità di vita di tutte le persone interessate. “Se il paziente riesce a stabilire a priori cosa vuole e come gestire le limitazioni dovute alla malattia, considera un’interruzione della chemioterapia non come privazione di trattamenti curativi ma come volontaria rinuncia a un intervento che spesso comporta anche effetti collaterali tossici”, sostiene Eychmüller.

Grazie al supporto della fondazione Ricerca svizzera contro il cancro, i ricercatori cercano di dare risposta, sulla scorta dei dati dei pazienti registrati dalla cassa malati, anche a una questione di natura economica. I ricercatori dovranno trovare il modo di accedere alle informazioni nel rispetto delle severe disposizioni in materia di protezione dei dati, prima di poter dire se anche in Svizzera vale la regola per cui maggiori costi sono correlati a una peggiore qualità di morte.